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10 marzo 2026

Torino, 2024



Torino, la stazione di Porta Susa è stata un appuntamento fisso settimanale nel periodo in cui mi ci recavo per l'invito settimanale a pranzo da parte di Marta. Andavamo in un piccolo locale di piazza Peyron, l'Aderivo o, talvolta, nel più pretenzioso Miscusi, in piazza Benefica. Entrambi abbastanza vicini a Porta Susa. 
Ora che Marta, ormai da mesi non abita più a Torino questa foto ha la forza nostalgica della memoria nel segno dell'evoluzione continua del nostro percorso di vita.

E' un paesaggio urbano, forse un po' basifichiamo, d'altronde scattiamo foto di volta in volta ghirriane, jodiciane, basifichiate, chiaramontane: ci muoviamo, insomma, in uno spazio necessariamente delimitato dai giganti.
Quello che cerco nelle mie foto è stuzzicare lo sguardo trasognato, stimolarlo nell'osservatore, come pausa del quotidiano, viaggio metafisico, trans-realtà. Lo sguardo sul mondo come "sguardo nuovo", pulizia dell'osservazione. La memoria, così, diventa un processo che parte proprio da una visione metafisica.

Rodolfo Marotta

08 febbraio 2026

Torino, 2025


Una via di Torino, sullo sfondo si indovinano le colline, uno scampolo di vita quotidiana e in primo piano l'angolo di un vecchio palazzo con i suoi mattoni rossi e la base in pietra.
Ancora pietra, dunque. Sono fotografie della pietra. Secondo Jung la pietra è il simbolo per eccellenza del Sè, la totalità della psiche, l'unione tra conscio e inconscio.

Questo angolo è anche l'unico elemento messo a fuoco, il baricentro della foto. sulla destra, una bicicletta appoggiata a un palo ci parla di estemporaneità.

Molti anni fa rimasi affascinato dalle immagini di un fotografo siciliano, Carmelo Bongiorno, basate sul concetto di messa a fuoco decentrato. Questa scelta semantica mi ha condizionato a lungo e ancora oggi ritorna con frequenza nei miei metodi espressivi.

La fotografia è stata scattata con una pellicola Fuji, fotocamera Olympus OM1-N e obiettivo Zuiko 24mm.