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10 maggio 2026

Lequile, 2025


E' la campagna salentina il luogo pretendono di ergersi a protezione del nulla, dove un tempo si dipanava il ricamo di sinuosi muretti a secco che oggigiorno, laddove non intervengono i bravi artigiani albanesi a ripristinarli, vengono ignobilmente sostituiti da muri in tufo se non addirittura da moderni laterizi precompressi.

Oltre il vecchio cancello inserito tra due pilastri in cemento, evidenza di interventi irrispettosi dell'ambiente e della stessa memoria del paesaggio, si intravede un vecchio casolare in apparenza abbandonato. nel mezzo, un campo di cereali mentre due poderosi pini mediterranei sembrano fungere da silenziose sentinelle.
La campagna salentina non ama l'ordine. Anche quando è presente, negli orti che qui chiamano 'giardini', parola che esprime la bellezza, la necessità della cura continua, sempre alcuni elementi, un muretto sbreccato, una vecchia costruzione cadente e aggredita dalla vegetazione spontanea, un oggetto dissonante, impongono elementi assemblati secondo un ritmo dall'apparenza casuale dove gli interventi umani non sembrano seguire una strategia ma si susseguono secondo casualità spazio temporali. Così capita che una recinzione a secco possa essere sostituita dal tufo e che un vecchio cancello arrugginito possa essere riposizionato tra montanti in cemento o magari sostituito da cancelli in lamiera zincata.
La passeggiata in campagna non è mai monotona. Spesso, però, nell'immediata campagna, appena lasciato alle spalle l'ultimo lembo urbano, si assiste a un pullulare di ville e casali pretenziosi circondati nei casi migliori da alte recinzioni murarie a secco mentre in quelli peggiori da orridi muri in materiale edile moderno, spesso caratterizzati da ampi viali di accesso in terra battuta affiancati da prati curati, fioriture e alberi giovani, da frutta o olivi. Queste costruzioni hanno spesso ingressi monumentali con ampie scalinate e un grande spazio a disposizione talvolta usato come frutteto o oliveto.
In qualche modo la campagna tende a perdere la sua verginità in favore di una sorta di modernismo che indipendentemente che lo si consideri deleterio o meno sembrerebbe inevitabile. Nulla come un paesaggio che, ricordiamolo, nasce come risultante dell'incontro tra natura e cultura, esprime il chiaro segno dei tempi!
La campagna salentina appare giacente tra due estremi: da una parte l'aggressione urbanistica a base di kitsch, dall'altra, non si dimentichi il dramma della xylella con la sua necessaria promessa di trasformazione e l'incertezza della direzione.



Rodolfo Marotta

21 marzo 2026

Xylella Blues, 2025


In questa fotografia vedo molto Salento in forma di metafora:
L'ulivo morto con i suoi rami protesi verso il cielo inutilmente, circondato da polloni e ovoli anch'essi col tempo destinati ad immolarsi al batterio assassino. In primo piano, un classico muretto a secco riparato nella sua cresta da blocchi di tufo.
Sono rappresentati arcaicità e sofferenza in questa foto che non esprime alcun tratto di modernità, una scena senza tempo dove l'unico elemento che la riporti ad una determinata collocazione storica è proprio la morte, quella di un albero così come degli altri che si intravedono sullo sfondo.

Faccio i conti con una tragedia che ha completamente sconvolto l'assetto del territorio delle mie radici. la natura ha annullato un lavoro secolare di costruzione di una struttura paesaggistica per certi versi unica in Italia, riconoscibile a prima vista. Quel lavoro secolare in meno di un ventennio è stato modificato attraverso l'eliminazione della sua principale caratteristica, l'ulivo.
Le mie foto esprimono quella che possiamo definire un'estetica del nuovo paesaggio post xylella dove l'ulivo acquista figura antropomorfa e sembra diventare quasi un guerriero morente, sembra esprimere un urlo disperato.







Rodolfo Marotta

22 febbraio 2026

Xylella Blues, 2025



Un ulivo del Salento colpito dal batterio della xylella e i polloni che lo circondano quasi a fagocitarlo. i polloni sembrano vivi e rigogliosi ma probabilmente anch'essi sono stati infettati dal batterio e stanno vivendo il loro periodi di incubazione della malattia.

E' un paesaggio in cambiamento, quello salentino. L'epidemia ha sterminato la grande maggioranza di ulivi e ha aperto le porte a una stagione di cambiamento.

Così muoiono questi giganti provenienti da un passato di sfruttamento dell'uomo sull'uomo col tempo diventati luogo identitario, ora in crisi.

E0 tempo di riprendere nelle proprie mani il destino di questa terra e traghettarlo verso un futuro nuovo con la volontà di ridefinire il paesaggio.