In questa fotografia vedo molto Salento in forma di metafora:
L'ulivo morto con i suoi rami protesi verso il cielo inutilmente, circondato da polloni e ovoli anch'essi col tempo destinati ad immolarsi al batterio assassino. In primo piano, un classico muretto a secco riparato nella sua cresta da blocchi di tufo.
Sono rappresentati arcaicità e sofferenza in questa foto che non esprime alcun tratto di modernità, una scena senza tempo dove l'unico elemento che la riporti ad una determinata collocazione storica è proprio la morte, quella di un albero così come degli altri che si intravedono sullo sfondo.
Faccio i conti con una tragedia che ha completamente sconvolto l'assetto del territorio delle mie radici. la natura ha annullato un lavoro secolare di costruzione di una struttura paesaggistica per certi versi unica in Italia, riconoscibile a prima vista. Quel lavoro secolare in meno di un ventennio è stato modificato attraverso l'eliminazione della sua principale caratteristica, l'ulivo.
Le mie foto esprimono quella che possiamo definire un'estetica del nuovo paesaggio post xylella dove l'ulivo acquista figura antropomorfa e sembra diventare quasi un guerriero morente, sembra esprimere un urlo disperato.
Rodolfo Marotta
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