14 gennaio 2026



La spiaggia di Mondragone è bagnata da un mare color antracite, gli ombrelloni a tema e in fondo, l'orizzonte, e oltre l'orizzonte c'è l'isola dei confinati politici, Ventotene.
Ho finito di leggere da poco L'isola riflessa, il bel romanzo di Fabrizia Ramondino. Ventotene era stata eletta dalla Ramondino a luogo delle sue passioni letterarie e attraverso la lettura del suo romanzo l'isola si trasforma in qualcosa di vivo, si lega alla storia dei suoi confinati che la resero luogo politico, al mare che la circonda e la definisce.
Ma qui in questa foto non c'è Ventotene ma Mondragone, il suo alter ego ed è un luogo dove il mare si manifesta problematico in una città anch'essa problematica. 
Il mare nella foto è il mare d'inverno: la spiaggia è deserta, i colori appaiono spenti e tendenti al grigio e tutto sembra suggerire una sospensione del tempo, una dimensione metafisica.
                                                                                                                                        
Il mare che fotografo ha quasi sempre tre caratteristiche: l'assenza umana o al massimo una presenza straniante, una tavolozza di colori che non comprende mai l'azzurro gentile, il verde smeraldo, il celeste o i riflessi dorati ma precipita sovente nel grigio del mistero e dell'angoscia (il mare è quello che noi vediamo in lui), infine l'orizzonte che per me resta l'elemento di mistero, di ansia ma, soprattutto, di speranza.
In questa foto la luce radente del crepuscolo contribuisce a sottolineare il mood malinconico del paesaggio. Fotografiamo sempre noi stessi, anche quando stiamo pensando di fotografare altro, che sia un'altra persona o un paesaggio o qualunque altra cosa.

Nessun commento: