04 giugno 2026

Matera, 2025


Sullo sfondo c'è Matera, i suoi Sassi e la loro antico fascino. Sul luogo più alto dominano la cattedrale e il campanile. Ci ero andato con Alessia e Lucia e con l'intenzione di fotografare le cave di pietra che furono fotografate da Mario Cresci, in questo mio inseguire i vecchi maestri. Alla fine non ho fotografato le cave, abbiamo girato per la città come turisti e ho finito per fotografare turisti.
E infatti, questa foto vede in primo piano un gruppetto di turisti che presumibilmente sono arrivati a Matera per ammirare gli arcaici quartieri dei Sassi. Ma qui, su questo belvedere, sono tutti intenti a occuparsi della loro autorefenzialità, come purtroppo spesso succede. due donne sulla sinistra osservano gli schermi dei loro smartphone (forse stanno controllando delle foto appena fatte?), sulla destra un uomo è intento a scattarsi un selfie mentre alle sue spalle un altro che non si capisce bene se stia insieme o sia un estraneo, guarda  incuriosito dentro lo schermo l'inquadratura del selfie. Una donna sta fotografando una coppia di amici e in questo caso anche noi possiamo vedere l'inquadratura che appare sullo schermo del suo smartphone.
E' tutta una giostra autoreferenziale rispetto alla quale la città sembra relegata al ruolo di supporto, quinta teatrale entro la quale si svolge la rappresentazione. E la rappresentazione non può essere che il rito collettivo del presenzialismo overturistico, l'atto di testimonianza "Io ci sono stato".

Rodolfo Marotta

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