08 febbraio 2026

Torino, 2025


Una via di Torino, sullo sfondo si indovinano le colline, uno scampolo di vita quotidiana e in primo piano l'angolo di un vecchio palazzo con i suoi mattoni rossi e la base in pietra.
Ancora pietra, dunque. Sono fotografie della pietra. Secondo Jung la pietra è il simbolo per eccellenza del Sè, la totalità della psiche, l'unione tra conscio e inconscio.

Questo angolo è anche l'unico elemento messo a fuoco, il baricentro della foto. sulla destra, una bicicletta appoggiata a un palo ci parla di estemporaneità.

Molti anni fa rimasi affascinato dalle immagini di un fotografo siciliano, Carmelo Bongiorno, basate sul concetto di messa a fuoco decentrato. Questa scelta semantica mi ha condizionato a lungo e ancora oggi ritorna con frequenza nei miei metodi espressivi.

La fotografia è stata scattata con una pellicola Fuji, fotocamera Olympus OM1-N e obiettivo Zuiko 24mm.

31 gennaio 2026

Marcovito blues


Marcovito è la cava di pietra leccese situata nella periferia sud del capoluogo salentino. La sua pietra ha generato la materia del suo famoso barocco.
Col tempo questa cava fu abbandonata e addirittura ridotta a discarica, recentemente recuperata secondo un progetto dell'architetto portoghese Alvaro Siza, è tornata fruibile ai cittadini, trasformata in parco urbano, dominata dalla masseria Tagliatella, sito dell'incantevole Ninfeo delle Fate.
Per i leccesi questa cava è stata sempre conosciuta come "Le tajate".

Da quando, dopo il recupero, ho avuto modo di scoprirla è diventata una delle mie mete leccesi preferite che raggiungo in bicicletta. Sono oggetto delle mie foto per via del loro valore simbolico che le rende irrinunciabili all'obiettivo fotografico.

Nella foto si possono individuare le tracce lasciate dai cavatori, i fori che servivano a fissare assi e pioli di legno o utilizzate come rudimentali scale. La pietra veniva quindi segnata da scanalature in orizzontale e verticale,  nelle quali venivano inseriti dei cunei di legno che successivamente venivano bagnati in modo da gonfiarli fino a staccare il blocco del concio che in genere si staccava seguendo la venatura naturale.
I segni lasciati sulle pareti sono memoria storica che la pietra testimonia.

Si dice che lo Yin sia passivo, femminilità, freddo, notte, luna mentre lo Yang sarebbe attivo, maschile, caldo, giorno, sole in un ciclo eterno dove ognuno contiene il seme dell'altro.
Nella cava, l'attività dello scavo (Yin) per innalzare (Yang) rispondono all?intrinseca natura dove la madre roccia dona all'uomo la materia con cui innalzare la bellezza.

Vista nella fotografia quella parete di roccia non sembrerebbe nemmeno naturale ma la parete esterna di un manufatto, liscia e lucida. La pietra leccese è tenera e lavorabile ma quando esposta alla luce del sole diviene dura e lucida (Ancora l'equilibrio ciclico tra Yin e Yang).
Il taglio di conci, sormontato da un olivastro, si erge come un altare laico in celebrazione del duro lavoro del cavatore di pietra.

Attività nobile:
Appoggiare la bicicletta a un muretto, sedersi su un "taglio" all'ombra di un imponente lauro e leggere un buon libro.

28 gennaio 2026

Urbanscape, Milano 2024



Siamo a Milano, Parco Sempione.
Una donna elegante passa in bicicletta conquistando il centro della scena mentre un'altra, seduta su un parapetto le fa da contraltare statico. L'ambiente è tipicamente urbano. 
Un camion parcheggiato sulla destra sembra voler disturbare l'equilibrio dell'immagine.
il portellone aperto induce a pensare alla presenza di maestranze al lavoro, anche se non si vedono.

Possiamo chiederci quanto, una scena congelata dalla fotocamera possa dirci sulla vita cittadina?
Sullo sfondo, un semaforo e automobili in movimento ci conducono a quelle che sono le dinamiche metropolitane che la metafisica dominante nell'immagine tenderebbe a farci dimenticare. La città è viva lì infondo e sembra voler incorniciare con la sua dinamica una scena di primo piano la cui "lentezza" pare contraddire la velocità metropolitana.