10 maggio 2026

Marittima, La cala dell'Acquaviva, 2025


Un'immagine contraddittoria tra gioie (i ragazzi che nuotano e giocano) e la minacciosa parete rocciosa che incombe sul gruppo di bagnanti.
Credo sia un'immagine bellissima, il trionfo della natura, della bellezza e della potenza.

I ragazzi esprimono dinamismo, il tempo di posa sufficientemente lento ha permesso un leggero effetto di 'mosso' che esprime la loro dinamicità in contrasto con la roccia e la sua possente staticità.

Siamo alla caletta di Acquaviva, nel sud Salento, sulla costa adriatica.

Pur nella luminosità dell'estate incombente la foto esprime una luce severa.

E' inconscio il gioco della memoria che si esprime attraverso il riconoscimento della terra delle radici in un rapporto che è molto personale. La memoria è l'approdo di ogni fotografia, un approdo non sempre semplice ma che richiede grandi capacità di manovra.

Rodolfo Marotta

Lequile, 2025


E' la campagna salentina il luogo pretendono di ergersi a protezione del nulla, dove un tempo si dipanava il ricamo di sinuosi muretti a secco che oggigiorno, laddove non intervengono i bravi artigiani albanesi a ripristinarli, vengono ignobilmente sostituiti da muri in tufo se non addirittura da moderni laterizi precompressi.

Oltre il vecchio cancello inserito tra due pilastri in cemento, evidenza di interventi irrispettosi dell'ambiente e della stessa memoria del paesaggio, si intravede un vecchio casolare in apparenza abbandonato. nel mezzo, un campo di cereali mentre due poderosi pini mediterranei sembrano fungere da silenziose sentinelle.
La campagna salentina non ama l'ordine. Anche quando è presente, negli orti che qui chiamano 'giardini', parola che esprime la bellezza, la necessità della cura continua, sempre alcuni elementi, un muretto sbreccato, una vecchia costruzione cadente e aggredita dalla vegetazione spontanea, un oggetto dissonante, impongono elementi assemblati secondo un ritmo dall'apparenza casuale dove gli interventi umani non sembrano seguire una strategia ma si susseguono secondo casualità spazio temporali. Così capita che una recinzione a secco possa essere sostituita dal tufo e che un vecchio cancello arrugginito possa essere riposizionato tra montanti in cemento o magari sostituito da cancelli in lamiera zincata.
La passeggiata in campagna non è mai monotona. Spesso, però, nell'immediata campagna, appena lasciato alle spalle l'ultimo lembo urbano, si assiste a un pullulare di ville e casali pretenziosi circondati nei casi migliori da alte recinzioni murarie a secco mentre in quelli peggiori da orridi muri in materiale edile moderno, spesso caratterizzati da ampi viali di accesso in terra battuta affiancati da prati curati, fioriture e alberi giovani, da frutta o olivi. Queste costruzioni hanno spesso ingressi monumentali con ampie scalinate e un grande spazio a disposizione talvolta usato come frutteto o oliveto.
In qualche modo la campagna tende a perdere la sua verginità in favore di una sorta di modernismo che indipendentemente che lo si consideri deleterio o meno sembrerebbe inevitabile. Nulla come un paesaggio che, ricordiamolo, nasce come risultante dell'incontro tra natura e cultura, esprime il chiaro segno dei tempi!
La campagna salentina appare giacente tra due estremi: da una parte l'aggressione urbanistica a base di kitsch, dall'altra, non si dimentichi il dramma della xylella con la sua necessaria promessa di trasformazione e l'incertezza della direzione.



Rodolfo Marotta

02 maggio 2026

Bologna, 2024


La basilica di Santo Stefano, a Bologna è unpercorso labirintico attraverso la storia, a causa delle svarie stratificazioni costruttive che la caratterizzano e che si dipanano attraverso i secoli. E' pagana, paleocristiana, longobarda, romanica, gotica. La sua planimetria è un novello. La piazza su cui si erge è deliziosa, brulicante di turisti e giovani bolognesi.

La donna in piedi, immobile, sembra fissare un punto lontano, la postura marziale, i pugni chiusi, lo sguardo fisso, imperturbabile. In fondo sembra essere proprio lei il vero soggetto dell'immagine, il senso di mistero che emana la figura impassibile e statuaria. chissà cosa avrà attirato la sua attenzione parendo quasi isolarla dal vivace brulicare umano...

La fotografia è per il fine che mi sono proposto straordinariamente importante, grazie a caratteristiche che cercherò qui di evidenziare.
La cancellazione dello sguardo che circonda la parte inquadrata è per me importante quanto il rappresentato, ed è grazie a questa cancellazione che l'immagine assume un senso e diventa misurabile.
Contemporaneamente l'immagine continua nel visibile della cancellazione, e ci invita a vedere il resto del reale non rappresentato.
Questo duplice aspetto di rappresentare e cancellare non tende soltanto ad evocare l'assenza di limiti, escludendo ogni idea di completezza o di finito, ma ci indica qualcosa che non può essere delimitato, e cioè il reale.
(Luigi Ghirri)

Questo scritto di Ghirri richiama il rapporto dialettico tra quadro e fuoriquadro, sottolineato in questa foto dalla direzione dello sguardo della donna raffigurata.

Rodolfo Marotta