Ho letto due libri, recentemente, stesso argomento, il grande pittore austriaco Egon Schiele.
I suoi soggetti raffigurano per la maggior parte, nudi femminili e autoritratti nei quali le figure si stagliano decise su sfondi bianchi o neutri con una nettezza mista di erotismo e morte, cariche di una tremenda forza interiore che sembrava voler prorompere in un'eruttiva libertà per riscattarsi da oppressive potenze costrittive.
In molti hanno letto, nelle opere di Schiele il tormentato processo di disfacimento dell'Impero Austro Ungarico e il doloroso quanto inarrestabile cammino storico che avrebbe portato alla Grande Guerra e alla nascita del secolo breve.
La sua arte suscitò contrastanti reazioni da parte dei contemporanei che nelle migliori delle ipotesi la definivano pornografia. In effetti, l'arte di Schiele demoliva le certezze delle coscienze borghesi attraverso una pittura che rifletteva senza ombre il disagio psicologico dell'artista stesso. Siamo in piena contemporaneità freudiana e la violenza della verità della psiche che erompeva dalle opere di Schiele frantumava l'architettura mentale del tempo.
Il primo libro, dunque, Il pornografo di Vienna, di Lewis Crofts, racconta la sua breve e intensa vita mentre il secondo, Diario dal carcere, racchiude gli scritti disperati che hanno scandito la permanenza dell'artista nel carcere di Neulengbach e comprende una breve introduzione di quello che fu il suo amico più fidato, Arthur Roessler.
[Incipit]
Durante la luna di miele a Trieste, Adolf attaccò alla moglie la sifilide. Nella loro prima notte, fianco a fianco tra le logore lenzuola di una stanza d'albergo, lui si allungò per spegnere la lampada a gas, lasciando Marie nel buio più assoluto. Il suo ansimare si fece più vicino, mentre pollice e indice artigliavano il petto ricamato della camicia da notte di lei, che inarcò la schiena per allontanarsi dal marito, ispettore delle ferrovie. Marie si liberò dalle coperte, scappando fuori dalla stanza e lungo il corridoio fino al bagno comune, dove si sedette sul bordo di una vasca da nagno di rame, le gambe incrociate e la camicia da notte abbottonata fino al collo. Quella prima sera, Adolf seguì la sua sposa e bussò alla porta del bagno, sussurrando preghiere attraverso la fessura nel telaio. La seconda sera supplicava Marie di ragionare e di tornare a letto. Arrivati alla terza sera si mise a sbraitare contro la porta, ordinando a Marie di adempire ai suoi doveri coniugali, coprendo con le urla i lamenti di lei e le proteste degli ospiti dell'albergo. Adolf non raggiunse mai a letto la moglie dallo sguardo stanco la quarta sera. Dopo cena, senza una parola, la lasciò seduta al tavolo e scese a passeggiare sul lungomare. Nel giro di mezzora si era procurato una prostituta e una stanza a un prezzo ragionevole tre portoni più in là dell'albergo dove la novella sposa fingeva di dormire.
La mattina seguente, Marie era ancora seduta al tavolo della colazione quando l'esile sagoma di Adolf entrò dall'ingresso principale. Lui la salutò con ironia, portandosi un indice alla visiera del cappello, e proseguì attraverso la hall e su per le scale. Le loro strade non si incrociarono più fino all'ora di cena. quando Adolf riemerse dalla stanza da letto, rinfrancato dalla dormita diurna, e attraversò a grandi passi il ristorante affollato fino al tavolo di lei. Marie aveva aspettato al bar dell'albergo per tutto il giorno, facendo solo occasionali escursioni al bagno del quarto piano, salendo le scale e attraversando guardinga la loro stanza nunziale, poggiando l'orecchio sulla serratura per sentire il respiro del marito che dormiva. A cena conversarono. Per la prima volta in quattro giorni si scambiarono sorrisi, parlarono del fascino delle case cotte dal sole sul lungomare, del forte accento del cameriere e degli innumerevoli miglioramenti che avrebbero apportato alla vita borghese che li attendeva al loro ritorno sulle rive del Danubio. Dopo cena, Marie si alzò da tavola e mise la mano in quella di Adolf. Lui sorrise, conducendola attraverso la sala e di nuovo su per le quattro rampe di scale a consumare il loro matrimonio, piantando il seme dell'infezione nel loro amplesso fradicio di sudore.
[Incipit]
Egon Leon Adolf Schiele nacque a Tulln il 12 giugno 1890 da Adolf Schiele e Marie Soukup e morì a Vienna il 31 ottobre 1918 stroncato dall'epidemia influenzale spagnola. Tre giorni prima, il 28 ottobre, per la stessa malattia, si era spenta la moglie Edith che Schiele aveva sposato dopo aver rinnegato la compagna di vita e di arte, Valerie (Wally) Neuzil.