La Murgia come demarcazione (Vincenzo Consolo R.I.P.)

Sono tornato nel Sud solo nel 76. Tardi. Perchè noi meridionali abbiamo la vaghezza del centro. Si parte, si varca lo stretto per Roma o Milano. Per cui vediamo i paesi del Sud dal finestrino. La riscoperta delle nostre terre avviene tardi. Anche la Sicilia io l'ho conosciuta tardi. In una ricognizione solitaria, a diciott'anni.

Quindi nel 76 non conosceva i paesi meridionali.

Una conoscenza libresca.

Attraverso quali autori?

Conoscevo la Basilicata attraverso Levi e Pascoli. Pascoli era stato a Matera come commissario d'esami e aveva assistito a un concerto di arpisti di Viggiano. Mi appariva come un mondo antico. Quando visitai la Puglia scoprii, soprattutto sulla Murgia, un mondo orientale.

La Murgia come demarcazione allora?

Si un confine. La Basilicata la sentivo una civiltà italica, mentre la Puglia era di cultura orientale. Nei linguaggi, nei toni, nel parlare. Questo comportava maggiore ritrazione e minore affabilità della Basilicata rispetto alla Puglia. Facciamo un esempio. Catania, che si affaccia sul levante, ha maggiore intraprendenza. Mentre ad Agrigento c'è più ritrosia. Il mio primo viaggio in Puglia l'ho fatto col Pellegrino di Puglia di Cesare Brandi. Mentre i ricordi della Basilicata mi venivano da Scotellaro, Pascoli e Levi, per la Puglia c'erano il grande Macchia e Bodini. Avevo conosciuto Bodini a Milano, insieme a Rafael Alberti. La cultura straordinaria e il senso di modestia di Bodini mi colpirono. Mi disse: Non traduco Gongora perchè mi pare intraducibile.



[Intervista raccolta da Raffaele Nigro nel 2002 e pubblicata in Parliamo di Puglia, un volume edito da Adda Editore e distribuito insieme al quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno]

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