I confini dell'immagine

La fotografia procede per sottrazione.. Ogni immagine non è altro che un processo sottrattivo. Il fatto di racchiuderla in un rettangolo fa in modo che essa diventi risultante di una serie di progressive eliminazioni: lo spazio circostante, le presenze che lo definiscono. Lo sguardo definisce l'immagine fotografica come punto di partenza verso l'attrazione dell'ignoto oltre di essa.
Ciò che l'immagine fotografica ci nega si dichiara sotto forma di desiderio, interroga il lato ombroso della nostra coscienza, spinge verso una direzione sconosciuta.





Quelle sopra sono due foto di Luigi Ghirri.
Con la seconda di esse, quella che rappresenta una stanza da letto seminascosta da una quinta di fronte alla quale campeggia un mappamondo, ho provato a chiedere ad un gruppo di persone di provare a dirmi chi, secondo loro, abitasse quella stanza.
Le varie risposte pervenute trasmettevano sensazioni tra la precarietà e l'angoscia a dimostrazione di come l'assenza dell'immagine pervada lo spazio dell'ignoto che alberga in ognuno di noi.

Emerge, in virtù di questo dispiegarsi semantico lungo una linea sottile, in bilico,  una componente erotica in ogni immagine poichè è essa che ci osserva e ci scruta nel mentre ci illudiamo di essere noi gli osservatori.

Qui le risposte

fotografie:
Luigi Ghirri, Brescello, 1985
Luigi Ghirri, Casa Benati, Reggio Emilia, 1985

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ovviamente non posso leggere le varie risposte, ne azzardo così al buio una mia. Quello che io vedo è una stanza rigorosamente scarna, direi essenziale, fedele a se stessa e a chi la abita. Gli abiti maschili ben riposti denotano la cura verso il valore delle cose, il crocifisso non è centrale come farebbe presupporre un letto matrimoniale, non ci sono ninnoli quindi molto probabilmente questa è la stanza di un uomo solo, forse vedovo se si tiene conto di alcuni particolari come la tenda leggera e la tovaglia di pizzo in primo piano, segno di un passaggio di donna, chi l’abita è anziano, suppongo, poiché non vi è traccia di superfluo, e la stanza da letto è la stanza del riposo dopo il lavoro, lavoro probabilmente legato alla terra e che non lascia spazio per indulgere nei ricordi che vengono però conservati nel baule per rispetto e con pudore, come memoria. Il mappamondo è lo stupore semplice verso l’ignoto, l’attraversamento di terre che non si vedranno mai, forse lì, in una città lontana e non più grande di un puntino, c’è un figlio.

ciao
lisa

rodolfo ha detto...

Chissà perchè tra le tante risposte mi ha colpito quella che la definiva come la casa di un serial killer...